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Insilio e inxilio, otras formas de vivir en Venezuela

Insilio e inxilio, otras formas de vivir en Venezuela

Ferdinand de Saussure (1950), en el Curso de lingüística general, compilado por sus discípulos, habla de la lengua como parte del cuerpo social, que constantemente se encuentra en actividad, por lo tanto, debemos pensar en ella, como un ente dinámico y cambiante, que sorprende cada cierto tiempo, con nuevas palabras o neologismos.

Estos, suelen aparecer y desaparecer en algún lugar y momento de la historia de las naciones (sincronía y diacronía de la lengua) de acuerdo con las circunstancias y situaciones que se van dando en la cotidianidad. Las situaciones pueden ser de naturaleza política, social, antropológica, tecnológica, entre otras, lo cierto, es que siempre darán lugar a nuevos vocablos que describan no solo la realidad física y social de los hablantes, sino, la parte emocional y psicológica.

Abstract

The main objective of this essay is to show how political, social and economic situations generate new words to describe the physical, mood, emotional or psychological state of those who experience the circumstances. Neologisms show the processes of social and cultural change and are also linguistic records that help to understand contexts. For this work, different literary texts that address the issue of exile, insile and help were taken into account, as well as press material on the Internet and government portals that account for the Venezuelan political story of the last twenty years. The work concludes that the Venezuelan reality, based on Hugo Chávez, not only generated a neo-language, imposed by the political order, but also that neologisms appeared as “insile” and help from the citizenship.

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.

di Stefano Ceccanti

Se leggiamo una delle Costituzioni degli Stati democratico-sociali, come la nostra, dobbiamo cercare anzitutto di coglierne l'ispirazione di fondo attraverso gli enunciati di articoli e commi, ma senza trattarla come se fosse un testo inerte, sapendo vedere al di là di essi, ricercando le loro matrici.

Sulla materia oggetto di questo breve contributo penso di aver trovato la chiave di lettura complessiva migliore, che le illustra adeguatamente, in alcuni testi di Paul Ricoeur, raccolti ora da Luca Alici: Il diritto di punire per Morcelliana.