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Criticità e sfide nella lotta al terrorismo e alla radicalizzazione in Europa

Criticità e sfide nella lotta al terrorismo e alla radicalizzazione in Europa

di Valeria Rosato

L’obiettivo del presente lavoro è analizzare le politiche di contrasto al terrorismo e all’estremismo violento in Europa. Partendo da una presentazione dello stato dell’arte delle politiche attuate in alcuni paesi europei, il lavoro evidenzia i loro principali punti di debolezza e criticità al fine di contribuire allo sviluppo di politiche future. L’analisi si concentra sulle politiche attuate, a oggi, da tre Stati membri dell’Unione Europea: Belgio, Francia e Spagna.

Abstract

Policies to counter terrorism and radicalization in Europe have undergone many changes in recent years depending on the evolution of the threat, in particular that of jihadist extremism. The European legislative framework of the last fifteen years has provided for measures of prevention and fight against terrorism on two distinct fronts: repressive and preventive. The EU has promoted numerous initiatives to better understand the root causes of terrorism and has identified radicalization as the main focus in the fight against terrorism.

The purpose of this study is to analyse the ‘state of the art’ of existing policies in some EU Member States in order to understand whether the efforts made so far by the EU to improve and standardise its Counter Terrorism (CT) policies, and in particular those of Counter Violent Extremism (CVE), have yielded positive results. The analysis of three case studies, Belgium, France and Spain, showed that in some European countries there are still considerable challenges and critical issues, especially in the implementation of policies to counter radicalization.

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.

di Stefano Ceccanti

Se leggiamo una delle Costituzioni degli Stati democratico-sociali, come la nostra, dobbiamo cercare anzitutto di coglierne l'ispirazione di fondo attraverso gli enunciati di articoli e commi, ma senza trattarla come se fosse un testo inerte, sapendo vedere al di là di essi, ricercando le loro matrici.

Sulla materia oggetto di questo breve contributo penso di aver trovato la chiave di lettura complessiva migliore, che le illustra adeguatamente, in alcuni testi di Paul Ricoeur, raccolti ora da Luca Alici: Il diritto di punire per Morcelliana.