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La rappresentazione sociale della criminalità organizzata nelle scuole dell’hinterland milanese. Un’analisi sulla percezione e sulla conoscenza del fenomeno mafioso tra gli studenti delle superiori

di Eleonora Clerici

L’articolo presenta gli assunti e i risultati di una ricerca svolta nel 2018 nelle scuole della Provincia Nord-Ovest di Milano per comprendere percezioni, rappresentazioni e conoscenze sui fenomeni di mafia e antimafia da parte degli studenti. Precisamente, gli obiettivi che hanno orientato la ricerca sono stati: riflettere sulle rappresentazioni sociali, la percezione e la conoscenza di mafia e di antimafia; indagare il ruolo dei media e della scuola; riflettere sull’efficacia delle attività antimafia.

Abstract

The article shows the results of a research about the perception, the social representation and the knowledge of mafia and anti-mafia among young people in North-West Milan. The objectives which oriented the research are: to understand the representation, the perception and the knowledge of mafia and anti-mafia among students in this area; to investigate the role of the school in the construction of these images and knowledge; and to comprehend if the education of legality promoted by anti-mafia is still effective or not.

Data were gathered through a questionnaire, built according to previous researches and submitted online to the high-school students of North-West Milan (N=1877). Then, data have been analysed by SPSS.

This research indicates that the lack of knowledge about mafia and anti-mafia persists. In fact, the analyse reveals that students are not well-informed and involved in this topic and they have a limited and unreal perception of these phenomena. This gap is not bridged by the education of legality promoted by the school, which should change and improve the methods, because right now they seem ineffective. Moreover, data indicate that students are not aware of the expansion of mafia in their territory and they are assuming an attitude of delegation in the resolution of mafia issue.

Leggi l'articolo in Pdf - DOI: 10.13134/2239-804X/2-2020/10

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.

di Stefano Ceccanti

Se leggiamo una delle Costituzioni degli Stati democratico-sociali, come la nostra, dobbiamo cercare anzitutto di coglierne l'ispirazione di fondo attraverso gli enunciati di articoli e commi, ma senza trattarla come se fosse un testo inerte, sapendo vedere al di là di essi, ricercando le loro matrici.

Sulla materia oggetto di questo breve contributo penso di aver trovato la chiave di lettura complessiva migliore, che le illustra adeguatamente, in alcuni testi di Paul Ricoeur, raccolti ora da Luca Alici: Il diritto di punire per Morcelliana.