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La rotta del Mediterraneo Centrale: le spinte migratorie, i percorsi tracciati e il profilo socioeconomico dei migranti sbarcati in Italia

La rotta del Mediterraneo Centrale: le spinte migratorie, i percorsi tracciati e il profilo socioeconomico dei migranti sbarcati in Italia

di Giacomo Terenzi

Cercare di descrivere e analizzare cause e conseguenze del fenomeno migratorio contemporaneo lungo la rotta centrale del Mediterraneo è un’impresa molto ardua. I flussi provenienti dall’Africa subsahariana e diretti verso il nostro continente sono sempre più complessi e cospicui. Le rotte che portano all’attraversamento del Mediterraneo sono molteplici, le spinte migratorie aumentano e la composizione per genere, età e status sociale dei migranti è in continuo cambiamento. 

Abstract

The vast majority of migrants arrived in Europe during the last years, crossed the Mediterranean Sea after an irregular and extremely dangerous journey along the African desert.  Migrants on the move are in many cases victims of trafficking, human rights abuses and violence. Their migration projects are often planned by transnational criminal networks that are increasing the States’ national security concerns. Through the description of the African contemporary migration routes towards Europe, the major difficulties encountered by migrants during the journey, as well as of their socioeconomic profile and future expectations upon arrival in Italy, the article highlights the need for more and better information, at the same time in the countries of origin, transit and destination. The analysis of the migrants’ flows aims at contributing to a more evidence-based discussion on migration, facilitating policy-makers in the reformulation of an efficient and long-lasting migration strategy.

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.