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La soggettività femminile in Alain Touraine tra ostacoli e cambiamenti

La soggettività femminile in Alain Touraine tra ostacoli e cambiamenti

di Michela Luzi

Tra i vari diritti universali e inalienabili che l’Onu ha riconosciuto con la Dichiarazione di Vienna del 1993 è determinante il diritto alla parità di genere (Vitali 2009, 62). L’Organizzazione delle Nazioni Unite ribadisce da anni che solo riconoscendo alle donne il loro giusto ruolo nella società si possono combattere la povertà, la fame e le malattie, riuscendo così a perseguire uno sviluppo sostenibile (Latouche 2007). La parità è, dunque, un diritto che garantisce alle donne il rispetto e conferisce loro la possibilità di scegliere, di essere autonome e libere di gestire la loro vita al pari degli uomini (Prandstraller 2013).

Abstract

Social sciences argue that discrimination against women is not a cultural universal, but it represents the need to assign values and norms that regulate behaviour between the sexes. For society it is necessary to regulate, control and reproduce gender-based patterns of relationships and not to lay down rules that only penalize one pole of the relationship. Why, then, is discrimination so widespread and persistent? In order to respond to this difficult question it is necessary to take under consideration the strength and power relationships that exist between men and women. Power is the element that allows a pole of the relationship to reach its goals by obliging the other pole to obedience and submission. The concept of power is closely linked to the imposition of one’s human domination over another.

Leggi l'articolo in Pdf - DOI: 10.13134/2239-804X/2-2020/9

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.

di Stefano Ceccanti

Se leggiamo una delle Costituzioni degli Stati democratico-sociali, come la nostra, dobbiamo cercare anzitutto di coglierne l'ispirazione di fondo attraverso gli enunciati di articoli e commi, ma senza trattarla come se fosse un testo inerte, sapendo vedere al di là di essi, ricercando le loro matrici.

Sulla materia oggetto di questo breve contributo penso di aver trovato la chiave di lettura complessiva migliore, che le illustra adeguatamente, in alcuni testi di Paul Ricoeur, raccolti ora da Luca Alici: Il diritto di punire per Morcelliana.