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Ritorno a Utopia: pensieri del futuro e “retropie” nella società dell’eterno presente

Ritorno a Utopia: pensieri del futuro e “retropie” nella società dell’eterno presente

di Emanuele Rossi

«Gli uomini – scriveva Vilfredo Pareto – amano consolarsi delle miserie del presente costruendo mondi immaginari» (Freund 1976, 180). Il bisogno di essere o di proiettarsi, anche solo mentalmente, in un altrove dai confini indefiniti rappresenta da sempre uno dei tratti più tipici degli esseri umani i quali, di fronte alle inquietudini e alle angosce dell’esistenza, sentono forte il desiderio di approdare in un “luogo altro” all’interno del quale ricomporre i frammenti del proprio essere e ricostruire il senso e il significato della propria esistenza. Di conseguenza – come sostenuto da Oscar Wilde – «una mappa del mondo che non includa il paese dell’Utopia non vale neppure un’occhiata» (Cuomo 1994, 7).

Abstract

We are lost without utopia. Roberto Mordacci seems to be convinced of this in a recent work entitled Return to Utopia, whose main objective is to rehabilitate a concept, such as that of utopia, which over time has undergone numerous distortions and considerable misunderstandings to the point of being completely clouded by the veil of negativity, ambiguity and suspicion. Despite the diffidence towards utopia, there are many signs that highlight a recovery of utopian thought in contemporary society especially in a time of deep economic and social crisis such as that which contemporary societies are experiencing.

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.

di Stefano Ceccanti

Se leggiamo una delle Costituzioni degli Stati democratico-sociali, come la nostra, dobbiamo cercare anzitutto di coglierne l'ispirazione di fondo attraverso gli enunciati di articoli e commi, ma senza trattarla come se fosse un testo inerte, sapendo vedere al di là di essi, ricercando le loro matrici.

Sulla materia oggetto di questo breve contributo penso di aver trovato la chiave di lettura complessiva migliore, che le illustra adeguatamente, in alcuni testi di Paul Ricoeur, raccolti ora da Luca Alici: Il diritto di punire per Morcelliana.