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Luisa A. Messina Fajardo, Analisi del discorso politico. Dalla dittatura alla pace, Edizioni Accademiche Italiane, 2019

Luisa A. Messina Fajardo, Analisi del discorso politico. Dalla dittatura alla pace, Edizioni Accademiche Italiane, 2019

In una società in cui il discorso politico di tipo esterno, rivolto al pubblico, è così presente nella vita di gran parte dei cittadini grazie ai media, è importante che si costruisca la consapevolezza del suo significato, ma anche del potenziale manipolativo che questo discorso aveva in epoche nelle quali la mediatizzazione non era così notevole.

In una società in cui il discorso politico di tipo esterno, rivolto al pubblico, è così presente nella vita di gran parte dei cittadini grazie ai media, è importante che si costruisca la consapevolezza del suo significato, ma anche del potenziale manipolativo che questo discorso aveva in epoche nelle quali la mediatizzazione non era così notevole. In questo senso, il volume di Luisa A. Messina Fajardo ci presenta in antitesi due tipi particolari di discorso politico novecentesco: da una parte, i discorsi che promuovono la pace, di ambito colombiano (cap. III), e dall’altra parte alcuni discorsi di dittatori perlopiù ispanofoni – tranne la Dichiarazione dell’Impero (1936) di Mussolini – in cui la pace è strumentalizzata per rafforzare l’idea di supremazia del regime (cap. IV). La visione antitetica sullo stesso concetto, ben fondamentata in prospettiva metodologica, mette in risalto una delle tesi principali della CriticalDiscourse Analysis e della Discourse-historical approach, le due correnti di ricerca prese come quadro teorico di riferimento, ossia l’importanza decisiva che il contesto ha nell’interpretare il discorso in genere e il discorso politico in particolare.

Utile per costruire un’immagine più dettagliata sulle ricerche riguardanti i discorsi dei maggiori attori politici e il contributo concreto all’istaurazione di uno stato di pace è anche il Prologo di Diego Battistesa, il quale presenta la nuova epistemologia sulla pace in tre tappe – pace negativa, pace positiva e pace culturale – proposta da Galtung (pp. 8-10).

Grazie al capitolo introduttivo, questo volume può essere letto anche come un’introduzione agli studi del discorso in genere e del discorso politico in particolare: lo scopo è quello di rendere consapevole il lettore dell’importanza della comunicazione nell’azione politica attraverso una breve rassegna delle teorie sul linguaggio politico. Accennando al dibattito sul carattere settoriale del linguaggio politico, Luisa Messina Fajardo fa una rassegna delle ragioni per cui una parte degli studiosi non ritengono il linguaggio politico una varietà settoriale in senso stretto, analoga a quella tecnico-scientifica ad esempio, bensì “un uso speciale della lingua comune” (p. 24). Tra queste ragioni, un’importanza particolare ha la trasmissione attraverso i media contemporanei, che impongono un’accessibilità superiore sia al contenuto espresso, sia alla concreta manifestazione lessicale e sintattica del messaggio destinato a un pubblico numeroso e vario.

Nei capitoli di analisi, attentamente costruiti per poter dare un’immagine sul contesto storico attraverso la presentazione dell’argomento e la contestualizzazione, l’autrice propone di individuare nel lessico e nelle figure retoriche le basi dell’ideologia politica: l’esaltazione del popolo, la rinascita nazionale o l’esaltazione della pace. Oltre ai procedimenti retorici e al loro potere persuasivo, vengono spiegate anche le modifiche nel significato di alcune parole – ad esempio lucha nel discorso di Timochenko – che nei discorsi politici acquistano connotazioni particolari.

L’appendice con i testi integrali dei discorsi offre agli studiosi e agli studenti interessati all’analisi del discorso ulteriori possibilità di individuare fenomeni sintattici, semantici e pragmatici. Il volume quindi può essere letto anche come un’utile introduzione accompagnata da esemplificazioni negli studi di analisi del discorso a livello universitario.

Presente sia nei discorsi di coloro che lottano per la democrazia, sia nei discorsi dei dittatori, la parola pace, intorno alla quale si organizza l’analisi di Messina Fajardo in questo volume, è un ottimo esempio del contributo del contesto storico alle sfaccettature semantiche di un luogo comune nei discorsi politici.

Anamaria Gebăilă, Università di Bucarest

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.

di Stefano Ceccanti

Se leggiamo una delle Costituzioni degli Stati democratico-sociali, come la nostra, dobbiamo cercare anzitutto di coglierne l'ispirazione di fondo attraverso gli enunciati di articoli e commi, ma senza trattarla come se fosse un testo inerte, sapendo vedere al di là di essi, ricercando le loro matrici.

Sulla materia oggetto di questo breve contributo penso di aver trovato la chiave di lettura complessiva migliore, che le illustra adeguatamente, in alcuni testi di Paul Ricoeur, raccolti ora da Luca Alici: Il diritto di punire per Morcelliana.