Home / Rivista / Indicazioni per autori e autrici

Indicazioni per autori e autrici

La rivista Democrazia & Sicurezza - Democracy and Security Review riceve con piacere contributi da studiose e studiosi su temi legati alla sicurezza, di taglio giuridico o sociologico, in lingua italiana, inglese, francese e spagnola. La direzione si riserva il diritto di non accettare contributi ritenuti non coerenti con i temi trattati dalla rivista.

Scadenze e criteri redazionali

Per rispettare i tempi della programmazione, è necessario che le persone interessate inviino i loro contributi:

  • per il n. 1, entro il 15 febbraio
  • per il n. 2, entro il 15 giugno
  • per il n. 3, entro il 15 ottobre

Contributi inviati dopo le date indicate saranno comunque presi in considerazione e mandati in revisione, ma di norma saranno destinati alla pubblicazione nel numero successivo.

Tutti i contributi devono essere inviati al direttore e p.c. alla redazione, agli indirizzi:

salvatore.bonfiglio@uniroma3.it e redazione@democraziaesicurezza.it.

Ciascun contributo dev'essere inviato già scritto e formattato in base ai criteri redazionali stabiliti per la rivista, con particolare riguardo alle citazioni secondo il sistema (Autore Anno, pagina), alla composizione della bibliografia e all'inserimento della traduzione in lingua inglese del titolo, nonché - sempre in lingua inglese - dell'abstract e di cinque parole chiave. I contributi privi di tali requisiti non potranno iniziare la procedura di revisione. 

Revisione

La rivista, in coerenza con il vigente Regolamento ANVUR per la classificazione delle riviste nelle aree non bibliometriche, prevede una procedura di revisione tra pari (peer review) per tutto il materiale ricevuto, fatta eccezione per i contributi pubblicati nelle sezioni "Editoriali", "Forum" e "Recensioni": dell'espletamento della procedura si dà debitamente conto nel singolo contributo pubblicato.

Ciascun contributo destinato alla sezione "Saggi" e agli Osservatori è sottoposto all'esame di due differenti revisori, secondo la formula del "doppio cieco" (double blind review): le persone incaricate della revisione sono scelte entrambe nell'elenco dei revisori esterni oppure, a giudizio della direzione, una dall'elenco dei revisori esterni e una tra i componenti del Consiglio scientifico ( entrambi gli elenchi sono leggibili qui). Di ogni revisione la persona incaricata dà integralmente conto compilando l'apposita scheda, conservata dalla direzione della rivista: tale scheda deve contenere il giudizio complessivo e motivato sul contributo, che può essere ritenuto: a) pubblicabile così com'è; b) pubblicabile suggerendo lievi revisioni o aggiornamenti; c) pubblicabile solo a seguito di significative modifiche o integrazioni; d) non pubblicabile.

Qualora entrambe le revisioni si concludano con un giudizio positivo, si procede alla pubblicazione nei tempi stabiliti dalla redazione (dopo aver sottoposto all'autore/autrice eventuali suggerimenti di lievi revisioni o aggiornamenti); ove invece almeno uno dei due giudizi ritenga necessarie significative modifiche o integrazioni, la redazione invierà all'autore/autrice i giudizi estratti dalle rispettive schede, invitando a compiere le revisioni; la direzione si riserva di verificare se gli interventi richiesti sono stati compiuti. Ove entrambe le persone incaricate della revisione ritengano il contributo non pubblicabile, se ne dà notizia all'autore/autrice, trasmettendo i giudizi negativi; nell'ipotesi in cui un contributo riceva una valutazione positiva e una negativa, la direzione provvede alla nomina di un terzo revisore, per poi decidere definitivamente sulla pubblicabilità dello scritto. 

La durata media del processo di revisione è stimata in 30 giorni. Qualora una delle persone individuate per la revisione tardi a inviare le proprie valutazioni, la direzione affiderà il contributo a un altro soggetto, scelto sempre tra i revisori esterni o (a patto che anche l'altro valutatore non provenga da qui) tra i componenti del Consiglio scientifico.

Codice etico

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.

di Stefano Ceccanti

Se leggiamo una delle Costituzioni degli Stati democratico-sociali, come la nostra, dobbiamo cercare anzitutto di coglierne l'ispirazione di fondo attraverso gli enunciati di articoli e commi, ma senza trattarla come se fosse un testo inerte, sapendo vedere al di là di essi, ricercando le loro matrici.

Sulla materia oggetto di questo breve contributo penso di aver trovato la chiave di lettura complessiva migliore, che le illustra adeguatamente, in alcuni testi di Paul Ricoeur, raccolti ora da Luca Alici: Il diritto di punire per Morcelliana.