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Diritto errante. Spazi e Soggetti

Diritto errante. Spazi e Soggetti

di Mario Ricca

L’inclusione dei soggetti all’interno dei contesti sociali e dei corrispondenti circuiti istituzionali è condizione per una convivenza democratica condotta sotto il segno della tutela dei diritti e del costituzionalismo. Le pratiche inclusive ruotano attorno alla relazione tra soggettività e comunità. Questo perché il diritto dei soggetti all’inclusione si articola secondo una grammatica concettuale e normativa.

Colta nelle sue coordinate principali, essa transita sotto l’etichetta di “cittadinanza”. Un lessico della cittadinanza è inclusivo se in grado di aggregare entro un paradigma di senso mediamente condivisibile (valori, principi, pratiche cognitive e comunicative, regole, costume ecc.) le differenze presenti nella platea sociale.

Fin qui, lo stato dell’arte degli standard costituzionalistici elaborati all’interno della tradizione costituzionalistico-liberale. All’ombra di essi germogliano però alcuni quesiti che ruotano intorno ai contenuti, alle declinazioni culturali, di quella piattaforma di condivisibilità indicata come condizione indispensabile tanto per l’inclusione, quanto per la coesione sociale.

  abstract

The essay will address the following topics:

a) In the first part, I treat questions concerning the possibilities of inclusive citizenships, intercultural translation and inter-normative/inter-constitutional pluralism. My speech will be further divided as follows:

1. Intersubjectivity and interconstitutionality; Transnational mobility and inclusive citizenship.

2. Cultural diversity and claims for legal recognition/protection. What the persons ‘on the move’ appeal to the law of hosting countries and for what reasons?

3. Beyond inter-legality: Towards a timely intercultural law.

b) In the second part, I deal with the intertwining between cultural categories and spatial categories. The first axis for the analysis will address the interspatial blurring and blending produced by the trans-lating of the individuals through manifold and culturally plural circuits of state/territorial sovereignty.

The second axis will focus on the intercultural translation intended as place of convergence and condensation of categorical connotations used by different cultures for marking the space. I will try to show how translating cultures, each into another, by means of law’s spectrum could be equivalent, coextensive with trans-lating different ‘spatialities’, and viceversa. Reaching this interlocutory target allows for the configuration of inter-spaces capable of working as a platform to assure the relevance and the legal qualification of different culturally oriented subjective agencies. Within such inter-spaces the physical-geographical coordinates may undergo deep semiotic alterations. As a consequence, it will be that by the cognitive understanding and legal qualifying of the culturally different behaviours and claims for recognition, the geographical distance between subjects might shrink, while the apparent close topographical features might end up quite far away.

The theoretical toolkit I use to investigate these topics and possibilities is termed “legal chorology”. It can be explained by these sequential steps:

1. Legal corology and intercultural translation.

x) How the re-categorization of spaces results in a change of linguistic-normative categories and their boundaries.

y) How the re-categorization of conceptual and normative patterns remould spaces of experience.

2. Errant Law. Cartographical metamorphosis and cognitive deficiencies of legal qualifications across cultures.

c) In the third part, I try the apply the above considerations to the to the legal pluralism and its different conceptions. My aim will be t0 envisage a pluralistic legal approach such that can go beyond the coordinates of an intercultural integration carried out exclusively by inter-normative devices. The steps of this last part are as follows:

1. Axiological pluralism vs. inter-normative pluralism.

2. The polycentric traces and bottom-up paths of an intercultural inter-constitutionality.

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.

di Stefano Ceccanti

Se leggiamo una delle Costituzioni degli Stati democratico-sociali, come la nostra, dobbiamo cercare anzitutto di coglierne l'ispirazione di fondo attraverso gli enunciati di articoli e commi, ma senza trattarla come se fosse un testo inerte, sapendo vedere al di là di essi, ricercando le loro matrici.

Sulla materia oggetto di questo breve contributo penso di aver trovato la chiave di lettura complessiva migliore, che le illustra adeguatamente, in alcuni testi di Paul Ricoeur, raccolti ora da Luca Alici: Il diritto di punire per Morcelliana.