Home / Saggi / La dimensione del controllo parlamentare su segreto di Stato e intelligence alla prova delle crescenti esigenze di sicurezza degli Stati tra problem...

La dimensione del controllo parlamentare su segreto di Stato e intelligence alla prova delle crescenti esigenze di sicurezza degli Stati tra problemi aperti e prospettive: le esperienze di Italia, Francia e Belgio

La dimensione del controllo parlamentare su segreto di Stato e intelligence alla prova delle crescenti esigenze di sicurezza degli Stati tra problem...

di Paola Piciacchia

La partita politica che si è giocata negli ultimi due mesi per l’attribuzione della presidenza del Copasir ad uno dei gruppi dell’opposizione, secondo quanto stabilito dalla legge (De Filio 2018), ha contribuito a riportare all’attenzione dell’opinione pubblica il ruolo dell’organo parlamentare di controllo su segreto di Stato e intelligence. Questo a dimostrazione di quanto i temi della sicurezza e del rispetto delle regole democratiche nell’esercizio dei poteri spettanti all’Esecutivo in tale ambito siano ormai divenute questioni su cui gli ordinamenti sono chiamati a confrontarsi quotidianamente e come queste assumano, politicamente e per l’opinione pubblica, sempre più rilevanza proprio per il contenuto “sensibile” delle attività inerenti.

Abstract

The essay focuses on the parliamentary oversight on state secret and intelligence in the light of some  experiences such as the Italian, French and Belgian ones.

The issues of security and respect for democratic rules in the exercise of the Executive powers under state secret and intelligence are matters on which the legal systems are having to face more and more: they take political relevance just for the “sensitive” content of the inherent activities. Historically, the secret state and the activities of the security services have always been a prerogative of the Executive which had not only the monopoly of its use but also a total discretion in the definition of the rules relating to its use and its protection. Since some decades, however, all countries  have revealed the need to guarantee full respect for the separation of powers and the rule of law through the provision of effective controls. The path towards un effective parliamentary control, however, has struggled to establish itself fully.

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.