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The right to citizenship in Europe. Brexit as a stress test

The right to citizenship in Europe. Brexit as a stress test

di Maria Dicosola

The value of citizenship for individuals is often at odds with the value of citizenship for states. This is true in particular with reference to the right to citizenship. As it is well known, the right to citizenship, as the «right to have rights» (Arendt 1948) was introduced in international law – within the context of the international human rights law (Gargiulo and Montanari 2012) – as a safeguard for individuals against the wide autonomy of states in this matter, which led, among the atrocities committed by the authoritarian regimes in the XX century, even to the denationalisation of entire peoples (Panella 2012).

Abstract

The right to citizenship was introduced in international law as a safeguard for individuals against the wide autonomy of states in this matter, which led, among the atrocities committed by the authoritarian regimes in the XX century, even to the denationalisation of entire peoples.

However, the right to citizenship is still far from being effective, due to the permanent need to find a balance between the rights of the individuals and the principle of national sovereignty, in particular in times of stress, such as, for example, the struggle against international terrorism, the crisis of the multicultural societies, etc. The right to citizenship has shown all its fragility in the context of the European Union. Brexit can be considered as a stress test for the right to citizenship in the European Union.

On the basis of these premises, this paper focuses on the right to citizenship in Europe in the context of Brexit, with the aim of demonstrating that its fragility is strictly connected to the ambiguity of EU citizenship itself and the uncertain institutional nature of the European Union.

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.

di Stefano Ceccanti

Se leggiamo una delle Costituzioni degli Stati democratico-sociali, come la nostra, dobbiamo cercare anzitutto di coglierne l'ispirazione di fondo attraverso gli enunciati di articoli e commi, ma senza trattarla come se fosse un testo inerte, sapendo vedere al di là di essi, ricercando le loro matrici.

Sulla materia oggetto di questo breve contributo penso di aver trovato la chiave di lettura complessiva migliore, che le illustra adeguatamente, in alcuni testi di Paul Ricoeur, raccolti ora da Luca Alici: Il diritto di punire per Morcelliana.