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La videosorveglianza nell'attività di polizia giudiziaria**

La videosorveglianza nell'attività di polizia giudiziaria**

 di  Claudio Cappellieri*, Angela Catapano*, Italo Cerini*, Fabrizio Mancini* e Giovanni Mandato*

*Primo dirigente della Polizia di Stato

**Il presente lavoro è stato presentato dagli autori, in una prima versione, nell’ambito del 26° Corso di formazione dirigenziale, organizzato dalla Scuola Superiore di Polizia

La tematica della privacy, della sua estensione e della sua tutela, nasce alla fine del 1700 in Inghilterra per poi affermarsi negli Stati Uniti d’America.  Inteso dapprima come semplice capacità della persona di opporsi alla forza della Corona e derivandone dunque la necessità di determinare precisi limiti all’azione dello Stato nei confronti dell’individuo, il concetto viene meglio rielaborato a fine ‘800. Nel 1890, infatti, il saggio “The right toprivacy”, di Samuel Warren e Louis Brandeis, concettualizza la privacy come the right to be let alone ossia la naturale aspirazione dell’individuo a che la propria sfera privata venga tutelata da interferenze pubbliche o private altrui. Per i suddetti Autori, ogni individuo ha dunque il diritto di essere “lasciato solo” e di proteggere questa sua solitudine allo stesso modo in cui ha diritto di proteggere la proprietà privata. Il diritto alla privacy era costruito, pertanto, come diritto soggettivo al pari di quello di proprietà sul quale viene, in principio, modellato.

L’inquadramento generale della materia 

di Italo Cerini 

1. Videosorveglianza e privacy

 Oggi però non sfugge come questa originaria accezione assolutamente individualistica della privacy, colga solo un parziale aspetto della problematica. Nell’odierna società, infatti, l’attenzione va spostata sull’interesse del soggetto a un controllo sul complesso delle informazioni che lo riguardano e sull’uso che ne può venir fatto da chi le detiene e le tratta.
L’odierna informatizzazione della stragrande maggioranza delle attività e dei servizi costringe, infatti, ciascuno di noi a lasciare inevitabilmente una traccia delle proprie azioni, abitudini, preferenze, caratteristiche e inclinazioni. Tutti dati che, sebbene singolarmente possano apparire neutri, una volta subìto un qualche trattamento possono acquistare un diverso significato, essere utilizzati per vari fini e uscire comunque dal controllo del soggetto titolare degli stessi.
Questo cambiamento di scenario storico-sociale ci porta dunque a riconsiderare la privacy e la sua tutela in termini diversi dagli originari, per orientarli e centrarli sul potere di controllo della circolazione delle informazioni personali: la privacy cioè come sinonimo di protezione dei dati personali.

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.

di Stefano Ceccanti

Se leggiamo una delle Costituzioni degli Stati democratico-sociali, come la nostra, dobbiamo cercare anzitutto di coglierne l'ispirazione di fondo attraverso gli enunciati di articoli e commi, ma senza trattarla come se fosse un testo inerte, sapendo vedere al di là di essi, ricercando le loro matrici.

Sulla materia oggetto di questo breve contributo penso di aver trovato la chiave di lettura complessiva migliore, che le illustra adeguatamente, in alcuni testi di Paul Ricoeur, raccolti ora da Luca Alici: Il diritto di punire per Morcelliana.