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Osservatorio sulla giurisprudenza

Violazione procedurale del divieto di tortura

Nota a margine della sentenza della Corte EDU
Otamendi Eguiguren c. Espagne del 16 Ottobre 2012 

di Massimo Pellingra Contino

La sentenza della European Court of Human Rights che ivi si annota, relativa all’Affaire Otamendi Egiguren c. Spagne del 16 ottobre 2012, impone una riflessione sulla c.d. violazione procedurale del divieto di tortura, così previsto dai vari accordi internazionali a protezione dei diritti umani, i quali vietano la tortura nonché ogni trattamento crudele, disumano o degradante.

Si tratta di accordi già da tempo, ad esempio, in vigore per l'Italia. Il divieto è previsto sia nella Convenzione di Roma per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (art. 3), sia nel Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (art. 7); già la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 10 dicembre 1948 poneva il divieto, pur con delle limitazioni di non poco conto (morale, ordine pubblico, benessere generale di una società democratica).

LIBERTÀ POLITICHE, ORDINE PUBBLICO E HUMAN RIGHTS NELLA CRISI GLOBALE: IL “DIRITTO ALLA PROTESTA” NEL CASO “OCCUPY LONDON” DAVANTI ALLE CORTI BRITANNICHE

Nota a margine della sentenza dell’Alta Corte di Giustizia del Regno Unito City of London v Samede & Others del 18 gennaio 2012

di Gaetano Marzulli

Il 18 gennaio 2012 la Queen’s Bench Division della High Court of Justice del Regno Unito si è pronunciata nel caso City of London v Samede and Others, emettendo una sentenza attesa per via delle implicazioni politiche e sociali sottese alla disputa giudiziaria. La sentenza è stata successivamente confermata dalla England and Wales Court of Appeal (Civil Division), con una decisione del 22 febbraio 2012, con la quale è stata respinta l’istanza per il giudizio di appello.

Il caso origina da fatti balzati agli onori della cronaca internazionale nei mesi passati, legati alle azioni dei movimenti di protesta che negli ultimi anni stanno emergendo negli Stati un tempo definiti di “democrazia stabilizzata”, quale evoluzione dei movimenti antiglobalizzazione e  conseguenza della crisi economico-finanziaria che a partire dal 2007 ha colpito i Paesi occidentali. Il riferimento è ai movimenti di “occupazione” pacifica che, sulla scorta del primo e più famoso, il movimento Occupy Wall Street, si sono rapidamente diffusi in tutto il mondo: il caso in esame riguarda l’occupazione dello spazio antistante la Cattedrale di St. Paul di Londra da parte del movimento Occupy London Stock Exchange (noto anche nella forma abbreviata Occupy LSX o Occupy London), di cui Tammy Samade, citata quale prima convenuta nel caso in esame, è una dei principali esponenti.

L’IMMIGRATO CLANDESTINO: IL “MUGNAIO DI POTSDAM” DEI GIORNI NOSTRI?

di Maria Daniela Poli

Corte  di  giustizia  delle  Comunità  europee  (Grande  Sezione).  Sentenza   6   dicembre   2011,   causa   C-­329/11,   Alexandre   Achughbabian   c.   Préfet   du   Val-­de-­Marne.   Spazio   di   libertà,   di   sicurezza   e   di   giustizia   –   Direttiva   2008/115/CE   –   Norme   e   procedure   comuni   in   materia   di   rimpatrio   di   cittadini   di   Paesi   terzi   il   cui   soggiorno   è   irregolare   –   Normativa   nazionale   che   prevede,   in   caso   di   soggiorno   irregolare,   la   pena   della   reclusione   e   un’ammenda.   La   Corte   di   giustizia,   al   fine   di   garantire   l’effetto   utile   della   direttiva   rimpatri,  dichiara  parzialmente  non  conforme  al  diritto  dell’Unione  la   disciplina  francese  in  materia  di  reato  di  clandestinità.  

Caso Bildu: la ricerca di un bilanciamento tra esigenza di contrasto al terrorismo e tutela della democrazia rappresentativa

di Mario Rendine

Tribunal Constitucional Español (Pleno). Sentencia n. 62, de 5 de mayo de 2011.

Libertà di pensiero – Libertà di espressione – Diritto di partecipazione politica – Democrazia rappresentativa – Sicurezza dello Stato – Lotta al terrorismo

Il Pleno del Tribunal Constitucional, adito per mezzo di ricorso di amparo electoral, si è pronunciato, con sei voti favorevoli e cinque contrari, sovvertendo una precedente sentenza della Sala Especial del Tribunal Supremo, mediante la quale era stata sancita l’illegittimità della composizione della coalizione elettorale formata dai partiti “BILDU – Eusko Alkartasuna / Alternatiba Eraikitzen”. I giudici costituzionali hanno affermato che gli elementi di prova considerati dal TS, al fine di dichiarare la presenza di una continuità di intenti tra la coalizione stessa e l’organizzazione politica di matrice terroristica Euskadi Ta Askatasuna, non avevano, in termini costituzionali, una consistenza sufficiente.

Il “dilemma del prigioniero”

La Corte suprema canadese si pronuncia sul bilanciamento tra interesse pubblico alla sicurezza e garanzia del giusto processo

di Pamela Martino

Corte suprema del Canada. Sentenza 10 febbraio 2011, R. v. Ahmad, 2011 SCC 6.

Sezione 38 del Canada Evidence Act, R.S.C., 1985, c. C-5 – Giusto processo – Sezione 7 della Carta canadese dei diritti e delle libertà: diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della persona – Constitution Act, 1867, sez. 96 – Competenza della Corte federale in ordine alla divulgazione di informazioni coperte da segreto di Stato – Giurisdizione Corti superiori.

La Corte suprema dichiara la legittimità costituzionale della sez. 38 del Canada Evidence Act R.S.C., 1985, c. C-5, che attribuisce alla Corte federale, anziché ai giudici di merito, la competenza a decidere in ordine all’esibizione in giudizio di prove consistenti in informazioni segretate per ragioni di sicurezza nazionale. Il disposto legislativo, infatti, secondo la Corte non pone in essere una violazione né della sez. 96 del Constitution Act 1867 né della sez. 7 della Canadian Charter of Rights and Freedoms in quanto non invade la “core jurisdiction” delle Corti superiori né pregiudica le garanzie del giusto processo.

I diritti ai tempi della lotta al terrorismo tra cittadinanza e sicurezza nazionale: il caso Imad Al Husin

Note a margine della sentenza della Corte costituzionale della Bosnia ed Erzegovina n. AP 434/10 del 18 gennaio 2012

 di Maria Dicosola

Il 18 gennaio 2012, con sentenza n. AP 434/10, la Corte costituzionale della Bosnia ed Erzegovina si è pronunciata (quasi) definitivamente sulla complessa vicenda di Imad Al Husin, un mujahedin che, dopo aver combattuto durante la guerra degli anni novanta nelle fila dell’esercito della Bosnia ed Erzegovina, sposato una cittadina bosniaca ed ottenuto la cittadinanza di questo Stato, si è poi visto revocare la cittadinanza per motivi di sicurezza nazionale.

I diritti ai tempi della lotta al terrorismo tra cittadinanza e sicurezza nazionale: il caso Imad Al Husin

Note a margine della sentenza della Corte costituzionale della Bosnia ed Erzegovina n. AP 434/10 del 18 gennaio 2012

 di Maria Dicosola

Il 18 gennaio 2012, con sentenza n. AP 434/10, la Corte costituzionale della Bosnia ed Erzegovina si è pronunciata (quasi) definitivamente sulla complessa vicenda di Imad Al Husin, un mujahedin che, dopo aver combattuto durante la guerra degli anni novanta nelle fila dell’esercito della Bosnia ed Erzegovina, sposato una cittadina bosniaca ed ottenuto la cittadinanza di questo Stato, si è poi visto revocare la cittadinanza per motivi di sicurezza nazionale.

Respingimento collettivo degli immigrati: la parola alla Corte europea dei diritti dell’uomo

Nota a sentenza Corte europea dei diritti dell’uomo, 23 febbraio 2012 - Hirsi e altri c. Italia

di Caterina Bova

La Corte Europea dei diritti dell’uomo il 23 febbraio 2012 ha condannato all’unanimità l’Italia per la “politica dei respingimenti” effettuata nell’estate del 2009 nei confronti di cittadini stranieri, per lo più africani provenienti dalla Libia. L’Italia – secondo la Corte – ha violato la Convenzione Europea sui diritti dell’uomo ed in particolare il principio di non refoulement (non respingimento) secondo cui non è consentito respingere migranti verso Paesi nei quali corrano il rischio di essere perseguitati o di subire trattamenti inumani o degradanti.

ORDINANZE E ORDINAMENTO GIURIDICO: DAL DIRITTO DELL’EMERGENZA ALL’EMERGENZA DEL DIRITTO NOTA A CONSIGLIO DI STATO, 16 NOVEMBRE 2011, N. 6050

di Valerio Sarcone

Il Consiglio di Stato, con la sentenza 16 novembre 2011, n. 6050, ha affrontato approfonditamente i termini della controversia che nel 2009 indusse il T.A.R. Lazio (Sez. I, 1 luglio 2009, n. 6352) a dichiarare l’illegittimità di tre ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri (o.P.C.M.) adottate in data 30 maggio 2008, dettanti disposizioni per fronteggiare lo stato di emergenza nel territorio delle regioni Lombardia, Lazio e Campania in relazione ad attività turbative dell’ordine e della sicurezza pubblica asseritamente riconducibili a comportamenti tenuti dagli appartenenti agli insediamenti di comunità nomadi.

Corte Suprema degli Stati Uniti: il caso Ashcroft v. Al-Kidd. Recenti orientamenti in materia di sicurezza nazionale e libertà civili

di Giulia Aravantinou Leonidi

Nella storia politica ed istituzionale degli Stati Uniti d’America sono state spesso introdotte limitazioni ai diritti e alle libertà civili in nome della sicurezza nazionale.

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.

di Stefano Ceccanti

Se leggiamo una delle Costituzioni degli Stati democratico-sociali, come la nostra, dobbiamo cercare anzitutto di coglierne l'ispirazione di fondo attraverso gli enunciati di articoli e commi, ma senza trattarla come se fosse un testo inerte, sapendo vedere al di là di essi, ricercando le loro matrici.

Sulla materia oggetto di questo breve contributo penso di aver trovato la chiave di lettura complessiva migliore, che le illustra adeguatamente, in alcuni testi di Paul Ricoeur, raccolti ora da Luca Alici: Il diritto di punire per Morcelliana.