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La Corte suprema del Regno Unito su revoca della cittadinanza e sicurezza nazionale: il caso Pham

La Corte suprema del Regno Unito su revoca della cittadinanza e sicurezza nazionale: il caso Pham

di Pamela Martino

Il Sig. Pham, nato in Vietnam nel 1983 e giunto nel Regno Unito nel 1989, a seguito di richiesta di asilo otteneva il permesso di restare in territorio britannico a tempo indeterminato; nel 1995 acquisiva la cittadinanza britannica, seppur conservando quella vietnamita. 

Il 22 dicembre 2011, l’Home Secretary revocava al Sig. Pham la cittadinanza britannica in forza della sez. 40(2) del British Nationality Act 1981 ovvero in quanto sospettato di essere coinvolto in attività terroristiche; peraltro, contestualmente le autorità vietnamite non acconsentivano al suo rimpatrio e non gli riconoscevano la cittadinanza vietnamita. Frattanto, gli Stati Uniti d’America chiedevano la sua estradizione affinché fosse sottoposto a processo in USA. L’Home Secretary britannico attestava la legittimità della richiesta avverso la quale Pham presentava ricorso al District Judge Nicholas Evans il quale, tuttavia, lo rigettava nel novembre 2013.

Abstract

The comment regards the issues of statelessness and citizenship revocation as discussed by the British judges. In the case of Pham, the Supreme Court unanimously dismissed a suspected terrorist’s appeal which held that Pham was a Vietnamese national at the time the Home Secretary deprived him of his British citizenship. The key issue for the court was whether the British Nationality Act 1981 prevented the Home Secretary from depriving Pham of British citizenship because making an order of that nature would cause him to become stateless. In the Supreme Court, Pham argued that the deprivation decision was disproportionate and unlawful under EU law. However, the court did not find it necessary to resolve the dispute about EU law. The judgment emphasizes the British Government’s powers to revoke the citizenship right to fight terrorism; however the Court defines a space of discussion about issues of EU law and its relation with domestic law by showing the increasing role of judges in the British form of government.

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.

di Stefano Ceccanti

Se leggiamo una delle Costituzioni degli Stati democratico-sociali, come la nostra, dobbiamo cercare anzitutto di coglierne l'ispirazione di fondo attraverso gli enunciati di articoli e commi, ma senza trattarla come se fosse un testo inerte, sapendo vedere al di là di essi, ricercando le loro matrici.

Sulla materia oggetto di questo breve contributo penso di aver trovato la chiave di lettura complessiva migliore, che le illustra adeguatamente, in alcuni testi di Paul Ricoeur, raccolti ora da Luca Alici: Il diritto di punire per Morcelliana.